Notifica di cartella di pagamento del defunto: a quali eredi?

Notifica di cartella di pagamento del defunto: a quali eredi?

La cartella di pagamento deve essere notificata unicamente a coloro che hanno già accettato l’eredità. I semplici familiari del defunto che, potenzialmente eredi, ancora non hanno espresso la propria volontà in merito dinanzi a un notaio non sono tenuti a pagare il debito. Per cui, se una cartella esattoriale dovesse essere notificata alla moglie del defunto prima che questa abbia accettato l’eredità sarebbe illegittima: può cioè essere impugnata davanti al giudice e annullata. Ma se non viene fatto ricorso, la cartella diventa definitiva.

Non basta la semplice chiamata all’eredità in base ai risultati degli atti di stato civile e al certificato di famiglia. La cartella esattoriale notificata al contribuente è quindi illegittima. Se il parente non ha ancora accettato l’eredità, né possiede i suoi beni, non è tenuto a pagare.
Il debito non si trasmette dal de cuius al chiamato all’eredità per effetto della sola apertura della successione.

Ci sono 10 anni di tempo per accettare l’eredità. C’è però un’eccezione per l’erede che è nel possesso dei beni ereditari o di una parte come nel caso del figlio convivente con il padre: questi deve fare l’inventario di tali beni entro 3 mesi dal decesso e nei successivi 40 giorni deve dichiarare se accetta o meno l’eredità; se non lo fa, il suo silenzio si considera come accettazione.  

Chi non è nel possesso dei beni ereditari potrebbe anche temporeggiare in attesa che i debiti fiscali si prescrivano o le cartelle vengano annullate, per poi accettare l’eredità.

È invece valida la cartella di pagamento notificata all’erede con beneficio di inventario. Difatti la sua “accettazione beneficiata” non implica un’esclusione di responsabilità dai debiti; egli ha solo la garanzia che, in caso di morosità, un eventuale pignoramento non potrebbe aggredire i suoi beni personali ma solo quelli accettati con l’eredità e, quindi, entro i limiti del valore di questi.

Sul piano processuale la giurisprudenza ha chiarito che spetta all’Agenzia Entrate Riscossione dimostrare che l’erede ha già accettato l’eredità, prova questa che dovrà essere data con un atto pubblico (di solito l’accettazione davanti al notaio). Questo significa che il semplice rapporto di parentela o il fatto di aver depositato la denuncia di successione non basta. Anche l’aver sostenuto le spese per il funerale non può essere considerato un atto di accettazione tacita. 

Si tenga poi conto che non è necessariamente erede chi percepisce la pensione di reversibilità: tale prestazione infatti viene erogata a prescindere dall’accettazione dell’eredità, per il solo fatto della sussistenza dei presupposti previsti dalla legge. È quindi un diritto che non implica anche la trasmissione dei debiti con il fisco.

Chi rinuncia all’eredità non può ricevere la notifica di cartelle esattoriali per conto del defunto; se ciò dovesse succedere la richiesta di pagamento sarebbe illegittima.
N
ulla toglie che chi ha rinunciato all’eredità, una volta ottenuto l’annullamento della cartella eventualmente ricevuta, possa revocare la rinuncia e accettare l’eredità ormai libera dai debiti (sempre che, nel frattempo, non siano decorsi i 10 anni di tempo a ciò necessari).