Licenziamento: è legittimo se il lavoratore abbandona il posto di lavoro?

Licenziamento: è legittimo se il lavoratore abbandona il posto di lavoro?

ll lavoratore che abbandona il posto di lavoro è licenziabile perché tra gli obblighi che nascono dal contratto di lavoro vi è quello di osservare l’orario lavorativo nella sede che gli viene assegnata dal datore: se il lavoratore abbandona il luogo di lavoro, quindi, da vita ad un inadempimento del contratto e ad un illecito disciplinare. Tuttavia, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere licenziato a determinate condizioni: infatti, il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro per giustificare il licenziamento deve dar vita ad una situazione così grave che si possa parlare di estinzione del rapporto di fiducia col proprio datore. Inoltre occorre sempre tenere a mente cosa prevede il contratto collettivo applicato al rapporto di lavoro che, come vedremo, molto spesso stabilisce quali condotte del dipendente possono legittimamente condurre al suo licenziamento disciplinare da parte del datore di lavoro. Ma andiamo per ordine.

Innanzitutto, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro è licenziabile solo se l’abbandono del posto di lavoro non ha giustificazioni: in alcuni casi, infatti, è possibile allontanarsi dal luogo di lavoro.

Uno dei casi in cui è consentito l’abbandono del posto di lavoro è quello in cui sorge un pericolo grave ed immediato per la sicurezza del lavoratore: in questi casi il lavoratore che si è allontanato dal luogo di lavoro non può incorrere in alcuna sanzione disciplinare. Infatti, in questi casi, prevale l’interesse alla salute ed all’integrità fisica del lavoratore sull’interesse dell’azienda alla produzione. In queste situazioni il lavoratore può abbandonare immediatamente il posto di lavoro senza darne notizia al datore o al suo diretto superiore gerarchico.

Altro caso in cui il lavoratore può abbandonare il posto di lavoro senza essere licenziato è quello in cui accusi una seria malattia che richieda un soccorso medico immediato. Ancora, il lavoratore può abbandonare il luogo di lavoro quando si trovi esposto ad agenti nocivi per la salute, ad esempio di tipo chimico: in questi casi il lavoratore può allontanarsi dal posto di lavoro fino a che l’ambiente in cui lavora sia tornato salubre.

Invece, il lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere licenziato quando non ha valide giustificazioni.  L’assenza di giustificazione, infatti, costituisce giusta causa di licenziamento per il lavoratore che ha abbandonato il posto di lavoro determinando un problema nella catena organizzativa e produttiva del datore di lavoro. In questi casi, l’illecito disciplinare è così grave che la sanzione del licenziamento è ampiamente giustificata: il datore di lavoro infatti non può più avere fiducia nel suo dipendente che senza motivo abbandona il posto di lavoro.

Il licenziamento del lavoratore che abbandona il posto di lavoro può essere comminato in tronco soprattutto in caso di più episodi di allontanamento ingiustificato: si pensi ad un lavoratore che spesso abbandona il posto di lavoro per recarsi al circolo sportivo che frequenta, oppure per visitare dei concessionari di automobili, oppure ancora per acquistare beni personali negli esercizi commerciali vicini al luogo di lavoro.

Sulla base di questi ragionamenti, è allora legittimo anche il licenziamento in tronco del lavoratore straniero che abbandona il posto di lavoro per recarsi nel paese di origine senza aver avvisato il datore e senza aver fornito giustificazioni valide al suo comportamento, che dunque costituisce un illecito disciplinare ed una grande violazione del dovere di correttezza verso l’azienda.

La legge consente al datore di lavoro di sanzionare eventiali comportamenti scorretti ma seguendo una apposita procedura detta procedimento disicplinare. In sostanza, l’azienda deve innanzitutto consegnare al dipendente una lettera in cui gli contesta in modo specifico e tempestivo, il fatto contestato. Nella lettera l’azienda deve dare al dipendente almeno cinque giorni di tempo, o il diverso periodo previsto dal contratto collettivo, per giustificarsi. Lette le giustificazioni, se l’azienda non reputa che le motivazioni addotte dal dipendente siano accoglibili e resta convinta che il fatto commesso è grave e non scusabile può consegnare la lettera di licenziamento disicplinare e porre fine al rapporto di lavoro.